Palamita

palamita kg. 3,100

I giorni precedenti, nonostante il tempo perturbato di un fine aprile, mi avevano regalato numerose abboccate, tutte finite nello svolgere di pochi minuti a mio sfavore.
L’inaspettata quanto veloce botta, il tempo necessario di comprendere che dall’altra parte della lenza, doveva esserci un’inarrestabile forza della natura, il mulinello che sibila disperato e tutto il filo che si srotola fino all’inevitabile rottura a fine corsa.
Nell’arco di un ora e mezza di pesca pomeridiana, il ripetersi per ben 5 volte della scena, come in un nastro riavvolto con la stessa conclusione.
Circa 600/700 metri di trecciato della tenuta dichiarata di circa kg.9, esche artificiali perse e la frustrazione per non essere riuscito tecnicamente a contrastare, la fuga del pesce.
Con molta probabilità, anche se non mi è stata data l’opportunità di vedere la preda, si trattava di tonni alletterati in mangianza, o palamite di taglia maxi.
I gabbiani in volo sul pelo dell’acqua, vicino a riva segnalano la presenza del movimento sotto, di pesci foraggio e relativi predatori.
Quindi tornato il giorno successivo, attrezzandomi con del trecciato  in bobina adeguato, per non fare la stessa fine (tenuta kg.20,7) inizio l’azione di pesca.
Comprendo subito col passare del tempo che non si ripeteranno le abboccate del giorno prima. Quando penso che me ne andrò senza aver pescato nulla, ecco l’attacco sotto riva, a galla, vedo una sagoma inseguire veloce il pesce esca e la botta potente sulla canna.
Bella la fuga, prepotente ma nulla a che vedere con le prede del giorno prima, infatti dopo circa 10 minuti riesco a tirare a riva una bella palamita che farà registrare un peso di kg. 3,100.
Nei giorni successivi, raccolgo testimonianze di amici pescatori che hanno fatto la stessa esperienza, con perdita del pesce allamato.

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Serra

10 maggio 2014 Guardiola

 

Il pesce serra (pomatatus saltatrix) è conosciuto per la la sua dentatura, con mascella prominente e denti a sega, nati per tranciare di netto le prede che insegue fino a riva, veloce e micidiale. Di colore azzurro verdastro, slanciato riconoscibile al primo sguardo, una volta allamato.

La tropicalizzazione delle acque, ha favorito negli ultimi anni la sua presenza anche nelle nostre acque. In America è conosciuto come bluefish ed è molto apprezzato per le sue doti che esprime, una volta catturato, con numerosi salti come si comprende dal nome scientifico.

Lo spinning è e rimane una tecnica di pesca che mette a dura prova la pazienza e la costanza di chi lo pratica. Però catture simili, ripagano le uscite infruttuose, mai a vuoto, perché ogni ora di pesca, viene vissuta come allenamento e memorizzazione di lanci, movimenti da far prendere all’esca in considerazione dello spot e condizioni meteo del momento.

Lo spinning non è mai mattanza numerica di esemplari, ma scelta (certo imposta) dalla natura stessa che pone il giusto equilibrio di possibilità da parte del pescatore a terra, di raggiungere il predatore di turno, in avvicinamento alla costa.

L’alternarsi delle stagioni, delle dinamiche della specie insidiata, nella maggior parte pelagica, raramente stanziale, rendono estremamente gratificante l’incontro.

 

 

Red Bird

Red-Bird

Quando sostengo che i pescatori, specialmente gli spinner, rimangono bambini…

La storica casa finlandese di esche artificiali “Rapala” (risale agli anni 1930) sfruttando la cosa, ha realizzato una serie di esche artificiali, dai colori e dalle forme degli altrettanto noti personaggi del gioco “Angry Birds”.

Casualmente e come portachiavi, me ne è stato regalato uno ieri.

Così mi sono trovato tra le mani una potenziale esca, di ultima fattura a cui non ho resistito ed è stata modificata e fatta tornare all’originario scopo, con l’aggiunta di due ancorette e un anellino, ha trovato posto nella mia scatola porta esche.

Sull’efficacia in pesca, l’ultima parola sarà lasciata alle prove in mare a tempo opportuno certo è che per simpatia è già un’ esca vincente.

Barracuda e luccio di mare

Barracuda

Complice il riscaldamento delle acque, da qualche anno si registrano catture a spinning, anche di taglia nelle nostre acque del barracuda, pesce tropicale sempre più presente.( Sphyraena Viridensis) confuso spesso con il cugino, il luccio di mare (Sphyraena Sphyraena).

Le principali differenze evidenti sono le dimensioni, il primo raggiunge tranquillamente il metro e mezzo e i 10/15 kg, contro i 50 cm del nostrano luccio di mare. Il barracuda presenta bande laterali sul corpo, scure evidenti da adulto.

Predatore che ama gli artificiali di generose dimensioni anche se quello catturato da me, non ha resistito ad un minnow “Alcedo Hokkaido Slim Shad 13” floating 12 g colore Ghost Shadow, quasi al tramonto.

Stile italiano

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Sono tra quelli, legati ancora al termine “casa nostra”, territorialità e difesa (fino a prova contraria) delle nostre peculiarità di italiani, con tutti i limiti e le contraddizioni che ciò comporta. Allo stesso tempo, sono consapevole che per certi prodotti anche a marchio nostrano, la contaminazione fuori confine, passa dalla convenienza di tassazione e mano d’opera concorrenziale, di nota impronta asiatica.

Al lordo di quanto detto, segnalo volentieri due marchi nazionali, di produttori di attrezzatura da pesca, con ottimi prezzi in rapporto alla qualità.“Alcedo e “D.I.P”.

L’ Alcedo ha inoltre deciso di lanciare i suoi prodotti, con uno sconto sul listino iniziale del 30% e 50% che di questi tempi è un ulteriore gradito motivo per valutare, la possibilità di visionare il catalogo 2013/2014.  

alcedo 

Caretta caretta

caretta caretta

Durante un pomeriggio di sole a pesca a settembre, in Salento, notavo relativamente al largo una sagoma marrone in superficie, avanzare lentamente e di grosse dimensioni. Grazie alla splendida giornata chiara, mi colpiva il colore marrone dell’abitante acquatico e immediatamente, individuavo l’inconfondibile sagoma di una tartaruga di mare di generose dimensioni. La stessa proseguiva l’attraversata per almeno una decina abbondante di minuti, sollevando ogni tanto la testa, prima di immergersi e scomparire alla vista, probabilmente disturbata dalla sua tranquilla nuotata, da un sub di passaggio nei paraggi che preso dalla battuta di pesca in apnea, non proprio vicino, non ha dato segni di aver notato l’insolito spettacolo offerto da quel mare ancora ricco di abitanti.

La tartaruga comune (Caretta caretta) in tutto il Mediterraneo, è a rischio estinzione nelle nostre acque territoriali, raggiunge una dimensione da adulto che supera abbondantemente i 100 chilogrammi. Proprio sulle spiagge di una zona molto vicino alla località dell’avvistamento è da qualche tempo che stanno monitorando la deposizione delle uova di questa specie marina.

C’era una volta

alcedoCirca una quarantina d’anni fa, un bambino esplorando la legnaia ripostiglio della casa della nonna, arrampicandosi sulla montagna di ciocchi di legno per l’inverno ogni tanto andava a riprendere quel pacchetto di stracci e plastica, dove erano tenuti i mulinelli, gli artificiali da pesca del nonno e dello zio. Attrezzi che da qualche anno non venivano più usati, per vari problemi di salute o solo per l’età dei legittimi proprietari, ma che non erano stati gettati. Oggetti sicuramente acquistati, con sacrificio maggiore di quanto oggi, possiamo fare noi.

Un tempo si sapeva dare alla parola “ristrettezze finanziarie” il giusto peso e la giusta dignità e anche agli oggetti, magari comprati con sacrificio, il giusto peso. Ognuno era ben orientato a che gradino economico era seduto e si comportava, sempre con massima dignità, di conseguenza. Nessun figlio o nipote finiva dallo psicanalista quando si pronunciava parole come:” Non possiamo permettercelo oppure: “Costa troppo”.

Comunque, tra le varie riviste di pesca, della serie “Pescare” (nata nel 1962) dell’ editoriale Olimpia, fallita dopo 50 anni di gloriosa attività,avvolti ed oliati alla perfezioni si teneva tra le mani, dei modelli di mulinelli della ditta Alcedo, orgogliosamente italiana e che ha fatto scuola tra i pescatori di tutto il mondo. Oggetti da pesca, spartani e ridotti all’essenziale ma robusti e forgiati per svolgere il loro lavoro, senza effetti speciali o sofisticazioni acchiappa pescatori, non pesci.

Ecco perché oggi, nell’ordinare alcuni mulinelli della stessa casa produttrice, (senza farsi troppe domande di cosa sia rimasto delle vecchie peculiarità) ho provato un attimo di nostalgia e qualche riflessione su quanto abbiamo oggi e se ne percepiamo il valore, traendone legittima e semplice soddisfazione.

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